Caterina Benevoli

Caterina Benevoli è nata a Trieste nel 1998. Si è diplomata nel 2020 all’Accademia del Teatro Stabile del Veneto e, negli anni successivi, ha approfondito i suoi studi incentrati sul corpo e sul movimento. Ora lavora come performer, autrice e montatrice video. Da sempre appassionata di sport, ha praticato ginnastica artistica, arrampicata, tessuti aerei, sci e pole dance. Durante l’adolescenza è stata un’atleta agonista di tuffi.

Il progetto

 

Cat ha chiesto un prestito al suo terapeuta per intraprendere un lungo percorso di allenamento in preparazione al più grande torneo di braccio di ferro del pianeta.

 

“Provengo da una famiglia di macellai. Mia nonna materna possedeva una salumeria e mio nonno paterno era famoso in tutta l’Istria jugoslava per la macellazione dei maiali. Lavorava come giardiniere presso l’ospedale psichiatrico di Trieste. Mi dispiace che mio padre non mi abbia mai insegnato lo sloveno, ma sono molto contenta che mia madre mi abbia insegnato a usare i coltelli e a riconoscere il pesce fresco al mercato. Discendo da una dinastia di sorelle condannate a rimanere intrappolate in matrimoni infelici con uomini pietosi. Da quella che […]” (Caterina Benevoli)

 

“Braccio di ferro” è un’opera di Caterina Benevoli e Filippo Quezel, in collaborazione con l’artista SFX Sveva Ungari e la ballerina Alice Raffaelli; la fotografia è curata da Denise Tosato. In “Braccio di ferro” coesistono linguaggi cinematografici, performativi e installativi.

Il lavoro creativo si basa sul fascino ipnotico evocato dall’osservare due corpi che si affrontano in una gara di braccio di ferro e sulle dinamiche che si sviluppano attorno a quell’incontro, in particolare quando entrano in gioco alcuni corpi maschili non cis-eterosessuali. “Braccio di ferro” è una lotta del corpo per se stesso, una sua rivendicazione attraverso il gioco, sfidando le aspettative sociali proiettate sui corpi in relazione a uno sport che, nella nostra società, simboleggia la virilità e il dominio fisico.

 

Dove avvengono questi incontri? In quale bisca clandestina? In quale fantastico covo di criminali? L’esito dello scontro non può che essere ossa rotte e sangue, perché non c’è più nulla di sportivo nell’incubo dell’arrampicata sociale che stiamo vivendo.

Concept by Caterina Benevoli and Filippo Quezel
in collaboration with dancer and performer Alice Raffaelli

in collaboration with sfx artist Sveva Ungari

COLLABS
Suites by Camilla Crivellari (@TremaMani)

Photos by @Denise Tosato

Alice Raffaelli

 

Nata a Rovereto (TN) nel 1991. Nel 2010 si trasferisce a Milano per frequentare il corso di formazione in danza presso la Scuola Civica Paolo Grassi, dove, oltre ai docenti interni, studia con coreografi quali Cesc Gelabert, Catherine Diverres ed Enzo Cosimi. Nel corso degli anni si forma anche con la Compagnia Abbondanza/Bertoni, Anton Lachky, Renate Graziadei, Thomas Hauert, Eduardo Torroja, tra gli altri. Lavora regolarmente come performer per Cosimi e tra il 2014 e il 2025 ha collaborato con autori di danza dagli approcci e dagli stili molto diversi: Cristina Rizzo, Luca Veggetti, Francesco Marilungo, Irene Russolillo, Serena Malacco (Cie Jukebox), Camilla Monga, Ariella Vidach, Elisa Sbaragli. Dal 2015 si è cimentata nel teatro parlato attraverso la collaborazione con la compagnia The Baby Walk nella Trilogia sull’identità, e in altri contesti ha maturato esperienza anche in progetti teatrali e cinematografici.

 

Un esempio: il lungometraggio La variabile umana, diretto da Bruno Oliviero e presentato al Locarno Film Festival 2013. Nel 2024 debutta in La morte a Venezia di Liv Ferracchiati, dove interpreta e cura il materiale coreografico. Fa parte di diversi collettivi milanesi accomunati dall’interesse per la transdisciplinarità nella performance, come Kokoschka Revival, Fragile. Artists e muovimi; partecipa regolarmente al progetto Sharing Training Milano. Nel 2018 è stata tra i finalisti dell’Ubu Award, categoria Miglior Performer Under 35. Nel 2024 è stata tra i vincitori del Danza&Danza Award
come Miglior Performer.