Not at home Film Residency

Premesso che, purtroppo, non abbiamo strumenti concreti per intervenire in modo diretto su ciò che sta accadendo, crediamo che — come istituzione culturale — abbiamo comunque una responsabilità: mantenere vivo lo sguardo, non distogliere l’attenzione, usare gli strumenti che conosciamo per generare consapevolezza e condividere narrazioni che rischiano di essere soffocate. È in questa prospettiva che scegliamo di prendere formalmente le distanze da qualsiasi ente, associazione, personalità o azienda che, a qualsiasi titolo, sostenga il genocidio che si sta consumando a Gaza.

 

Il nostro mestiere non è soltanto occuparci di cinema: è creare progetti culturali, immaginare nuovi spazi di senso e costruire comunità che possano riconoscersi, confrontarsi, prendersi cura l’una dell’altra attraverso l’arte. È partendo da questa visione che abbiamo deciso di dare vita a una residenza artistica all’interno del progetto Lago Film Residency, dedicata a un3 regista palestinese. Nasce così la prima edizione della Not At Home Film Residency, un programma che vuole offrire tempo, spazio e ascolto a chi, nonostante tutto, continua a immaginare e creare.

 

La persona selezionata attraverso questo bando trascorrerà il periodo della residenza dal 6 aprile al 6 maggio 2026: 2 settimane a Fiorano Modenese, ospite dell’Ennesimo Film Festival, e due settimane a Revine Lago, ospite di Piattaforma Lago e del Lago Film Fest. Durante queste sei settimane lavorerà alla scrittura del proprio prossimo film e sarà coinvoltə in attività di scambio con il territorio, momenti pubblici di dialogo, incontri con la comunità locale e occasioni di presentazione del proprio lavoro e della propria visione.

L’obiettivo della residenza è duplice: da un lato offrire tempi e spazi reali per la ricerca e la scrittura; dall’altro creare momenti di incontro, ascolto e confronto con il pubblico, affinché si possa riflettere — insieme — su una delle questioni più complesse e dolorose del nostro tempo: lo sterminio in corso a Gaza e, più in generale, la questione palestinese.

Siamo pienamente consapevoli che un progetto come questo, da solo, non cambierà il corso degli eventi. Ma crediamo nel valore dei gesti simbolici quando sono anche concreti, nella forza delle narrazioni quando vengono condivise, nella possibilità che un’esperienza artistica generi comunità, attenzione, profondità. Questo è il nostro piccolo segnale, il nostro modo di continuare a fare ciò che sappiamo fare meglio: coltivare la cultura, le relazioni e l’incontro.