Šárka Leinweberová

Šárka Leinweberová è diplomata al Dipartimento di Documentario della Film and TV School dell’Academy of Performing Arts di Praga.
Ha svolto tirocini presso INSAS in Belgio e l’Università Aalto in Finlandia. Il suo lavoro si concentra su film documentari e sperimentali. Considera il cinema uno strumento per esplorare e connettersi con ciò che la circonda, oltre che per mettere alla prova i confini tra sé stessa e il mondo esterno. È anche un mezzo per esprimere ciò che nella vita quotidiana non riusciamo nemmeno a pensare. La combinazione di suono e immagini è instabile e offre infinite possibilità all’immaginazione. I suoi ultimi film raccontano di una controllora di volo di mezza età che cerca di superare i propri limiti perdendo il controllo della propria vita. Attualmente è in fase di post-produzione di un breve documentario sperimentale sulle donne imprigionate nelle carceri finlandesi tra il XIX e l’inizio del XX secolo. Il film è un viaggio per dare loro voce, renderle comprensibili e liberarle simbolicamente. I suoi cortometraggi sull’oggettificazione, sulla scoliosi e sugli operatori di giostre sono stati proiettati al Ji.hlava IDFF. Oltre a realizzare i propri film, è fotografa e si impegna a introdurre i bambini al mondo del cinema attraverso l’educazione audiovisiva.

Il progetto

 

«Formentera non sembra più Formentera», ha scritto una residente su un forum di viaggi, lamentando la perdita della cultura di libertà e nudismo dell’isola a causa della pressione dei nuovi visitatori.

Quel testo sembrava fuori posto, come una pagina di diario privata esposta per errore a degli sconosciuti. Era un grido per un mondo perduto. Questa emozione cruda e onesta di una persona del luogo è diventata il catalizzatore del mio progetto. Rappresenta il lutto collettivo di chi vede la propria casa trasformarsi in un “prodotto”. Questa osservazione costituisce la base del mio saggio documentario sull’identità scomparsa dell’isola. Formentera era un tempo un santuario dove la nudità non era una scelta estetica, ma uno stile di vita. Oggi, però, questa essenza si sta dissolvendo sotto il peso del turismo di massa e di una nuova conformità “tessile”. Attraverso le voci sincere degli abitanti, esploro la “gentrificazione della libertà”. Metto in contrasto la pelle segnata di chi ancora abbraccia gli elementi con l’aspetto levigato e coperto dei visitatori contemporanei. Fuori dall’alta stagione estiva, la “vera pelle” dell’isola si rivela. Senza le folle estive, il silenzio delle spiagge vuote mette in luce la tensione tra l’anima bohémien dell’isola e lo scheletro delle infrastrutture di lusso. Il mio obiettivo è catturare l’essenza tattile di questa lotta: la sensazione del sale che si asciuga sulla pelle; il suono del vento; e la vulnerabilità dell’essere nudi in un mondo giudicante. Se togliamo al paradiso la sua anima e la sua libertà, lasciando solo il paesaggio, cosa rimarrà?